Il principale boss del traffico di esseri umani a Zuwara, in Libia, è stato ucciso ieri a Tripoli insieme a 8 suoi miliziani. Lo riferiscono i media locali, tra cui il sito di Libya Herald. L’uomo, Salah Al-Maskhout, ex ufficiale dell’esercito libico nell’era Gheddafi, è stato ucciso da uomini armati, probabilmente “professionisti”, scrive il Libya Herald.
Tripoli, Italia dietro uccisione Maskhout
Il presidente del Congresso libico (Gnc), Nudi Abu Sahmain, accusa “le forze speciali italiane” di aver ucciso Salah Al-Maskhout, il capo di una milizia di Zuwara considerato vicino allo stesso Sahmain e indicato dai media libici come boss degli scafisti locali. Lo riferisce il Guardian che cita un comunicato di Sahmain.
Farnesina e Difesa, nessun coinvolgimento italiani
Nessun coinvolgimento di militari italiani nell’uccisione del presunto boss del traffico di esseri umani Salah Al-Maskhout, avvenuta ieri a Tripoli. Lo riferiscono all’Ansa fonti della Difesa. Anche il ministero degli Esteri smentisce categoricamente la notizia di qualsiasi coinvolgimento di forze speciali italiane in Libia apparsa su mezzi d’informazione in relazione alla vicenda di Salah Al-Maskhout.
Intanto la Croazia ha riaperto il confine con la Serbia dopo le dispute tra i due paesi sulla gestione dei migranti che si accalcano alle loro frontiere. Il confine è ora aperto “a tutto il traffico senza restrizioni”, ha annunciato la polizia croata.
La Serbia “non funziona come stato ma come un territorio che i migranti attraversano senza alcun controllo”, ha affermato il primo ministro croato, Zoran Milanovic ribadendo che “la chiusura dei confini era una misura rigida, ma nell’interesse nazionale ed è servita per instaurare controlli dei flussi dei profughi in Serbia”. “Anche la Croazia poteva lasciar vagabondare i migranti per i campi, come fa la Serbia, ma in tal caso non saremmo uno Stato”, ha aggiunto, definendo la Serbia “uno stato casuale, disorganizzato che se vuole veramente entrare in Ue dovrà ripensare come si comporta”.
